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    Home»News»LA VERITA’ SUL NUOVO STADIO DI CAIVANO: UNA VICENDA GIUDIZIARIA LUNGA 23 ANNI
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    LA VERITA’ SUL NUOVO STADIO DI CAIVANO: UNA VICENDA GIUDIZIARIA LUNGA 23 ANNI

    17 Giugno 20243 minuti di lettura7 Visite
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    La società MGROUP ricorre ai giudici del Tar per bloccare il progetto dello Stadio di Caivano. Il

    Comune esposto ad un maxi risarcimento per oltre 15 milioni di euro.

     

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    La società MGROUP amministrata da Francesco Moccia, proprietaria del terreno sul quale dovrebbe sorgere lo Stadio Comunale, ricorre ai giudici del Tar per impugnare l’ordinanza e chiede la revisione degli atti viziati da errori clamorosi. Una vicenda destinata a provocare il dissesto del Comune esposto ad un maxi risarcimento per oltre 15 milioni di euro.

     

    E proprio in merito a questa vicenda giudiziaria legata agli errori di acquisizione gratuita del terreno, alcuni giorni fa, (ovvero il 12 giugno), nel corso della presentazione a Napoli del progetto Formez “Pa OK!”, il dottor Filippo Dispenza, coordinatore della commissione straordinaria del Comune di Caivano, ha reso una dichiarazione, affermando che:  “E’ stata individuata l’area per il nuovo stadio di Caivano acquisita al patrimonio del Comune dal clan MOCCIA e dove presto credo cominceranno i lavori di costruzione del nuovo stadio“.

     

    Un’affermazione del tutto “falsa e gratuita” poiché il terreno non risulta “tra i beni confiscati alla camorra” ma acquisiti erroneamente dal Comune di Caivano. Infine, nel corso dello stesso incontro, il prefetto Filippo Dispenza ha anche dichiarato: “sui tempi mi pare che tutto stia andando in maniera molto rapida e soprattutto in maniera assolutamente trasparente“.

     

    La parola “trasparente” (alla luce delle ombre che si addensano su questa vicenda), appare eccessiva, considerato che il terreno sul quale dovrebbe sorgere lo Stadio di Caivano è ancora oggi, al centro di una battaglia legale che dura da troppi anni.

     

    “L’area individuata per ospitare il nuovo Stadio del Comune di Caivano ed acquisita con un atto di forza al patrimonio dell’ente, non è un bene confiscato alla camorra, ma sottratta ai legittimi proprietari grazie ad un vero e proprio complotto, durato anni, che trova tra i protagonisti personaggi poi finiti in carcere con l’accusa di associazione camorristica”. Ad affermarlo – senza possibilità di essere smentito – è Francesco Moccia, amministratore della società MGROUP (proprietaria dell’area localizzata in via Sant’Arcangelo), che da 23 anni sta combattendo la sua battaglia per dimostrare l’insensatezza e l’insussistenza di un provvedimento amministrativo più volte impugnato (ed anche rettificato in autotutela dai tecnici della stessa amministrazione comunale, consapevoli degli errori macroscopici reiterati che erano  stati commessi nel corsi degli anni)  fin dall’avvio del procedimento amministrativo.

     

    “chiediamo l’immediata rettifica delle affermazioni calunniose del dottor Filippo Dispenza, Andremo fino in fondo in questa brutta vicenda che ci vede vittime inermi – grida Francesco Moccia – togliendoci il sonno, la serenità, salute e anche la dignità. Non siamo disposti a passare per camorristi – come qualcuno vuole far credere – per permettersi di attaccarsi al petto medaglie che non si merita”.

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