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    Home»Foto storiche»Il Porto di Pozzuoli prima e dopo
    Foto storiche

    Il Porto di Pozzuoli prima e dopo

    12 Marzo 20254 minuti di lettura77 Visite
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    La ricostruzione dell’andamento del bradisismo ai Campi Flegrei è stata possibile da inizio ‘800 grazie alle osservazioni compiute sulle rovine del Serapeo, mercato romano risalente al I – II secolo d.C., situato a poche decine di metri dal porto di Pozzuoli. Grazie alla datazione dei fori prodotti dai molluschi marini a varie altezze sulle colonne del Serapeo, è stato possibile, infatti, ricostruire le oscillazioni del livello del mare nel corso dei secoli, dovute al sollevamento o abbassamento del suolo. In tempi più recenti, a partire dal 1905, le tecniche di livellazione geodetica e, negli ultimi decenni, le misure satellitari (GPS e interferometria), hanno permesso di misurare con maggior precisione le variazioni del suolo e quindi di monitorare il fenomeno del bradisismo.

    I primi dati forniti dalla rete di livellazione mostrano che tra il 1905 e il 1945 l’area dei Campi Flegrei è stata caratterizzata da un continuo abbassamento, pari a circa 100 cm misurati in prossimità del “Serapeo”, con una velocità media di circa 2,5 cm/anno. Successivamente si è registrata una inversione di tendenza poiché tra il 1945 e il 1953 il suolo ha ripreso a sollevarsi di oltre 50 cm in assenza di significativa sismicità. Sono seguite due crisi bradisismiche intense, rispettivamente nel 1970-1972 e nel 1982-84.

     

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    La crisi degli anni ’70.
    La crisi bradisismica avvenuta tra il 1970 e il 1972 fu caratterizzata da un sollevamento complessivo (iniziato nel 1968) di circa 177 cm, con una velocità massima di 6,2 cm/mese.

    Nei primi mesi del 1970 vennero segnalate numerose lesioni nei muri a secco che proteggevano il percorso della ferrovia cumana e in alcuni edifici del centro storico di Pozzuoli. I pescatori segnalarono diverse evidenze che indicavano un sollevamento del suolo, come la differente inclinazione delle passerelle dei traghetti o l’innalzamento di un arco situato nel porticciolo, sotto il quale i barcaioli da qualche mese potevano transitare stando in piedi sulle loro barche.

    Il sollevamento fu accompagnato da sciami sismici con eventi di bassa magnitudo per lo più non avvertiti dalla popolazione. In particolare, furono registrate circa 2.600 scosse tra il 28 febbraio e il 30 ottobre 1970, tutte di bassa magnitudo (M<2.0), concentrate nella zona centrale di massimo sollevamento della caldera. Il 3 marzo 1970 iniziò lo sgombero del Rione Terra, in quanto molte delle abitazioni mostravano lesioni e si temeva non potessero resistere a possibili scosse sismiche più forti. Le persone allontanate dalle proprie abitazioni furono alloggiate in un ospedale e in alcuni alberghi lungo il litorale Domizio, in attesa dello sviluppo del futuro Rione Toiano.

    Al termine della crisi, iniziò una lenta fase di abbassamento del suolo fino a circa 21 cm rispetto al massimo sollevamento.

    A seguito degli eventi, fu emanata una legge speciale (n°475 del 19 luglio del 1971), che imponeva il rispetto delle prescrizioni valide per le zone sismiche di seconda categoria per le nuove costruzioni ricadenti nel Comune di Pozzuoli.

     

    La crisi degli anni ’80.
    La successiva crisi bradisismica, avvenuta tra il 1982 e il 1984, raggiunse un sollevamento massimo di 179 cm, per un totale di 334 cm rispetto al 1970. La velocità di sollevamento massima fu di 14,5 cm/mese. Il sollevamento fu accompagnato da terremoti e intensi sciami sismici: nel corso dell’intero periodo di crisi, furono registrati oltre 16mila eventi, con due scosse di M=4.0.

    In particolare, la sismicità divenne significativa a partire dalla primavera del 1983. Da quel momento gli edifici di Pozzuoli furono sottoposti a continue sollecitazioni sismiche sia con eventi di piccola energia, ma molto frequenti, sia con eventi più isolati di energia più elevata. Un incremento significativo dell’attività sismica si registrò tra il 4 settembre e il 4 ottobre 1983 quando si verificò un terremoto di M=4.0 con epicentro nei pressi della Solfatara e una profondità tra 2,5 e 3,0 km.

    L’evento produsse danni e panico nella città di Pozzuoli. Il terremoto fu avvertito in un raggio di oltre 30 km. L’intensità nell’area epicentrale (Pozzuoli) risultò del VII grado della scala MCS, mentre in parte della città di Napoli risultò del VI grado.

    A seguito dei danni subiti da molti edifici di Pozzuoli, per effetto delle continue sollecitazioni sismiche, anche in questa occasione fu deciso l’allontanamento di parte della popolazione che, dopo un primo periodo passato nei villaggi turistici del litorale Domizio, è stata ospitata verso nel nuovo quartiere dell’area Monteruscello. Durante gli ultimi mesi del 1984, il fenomeno diminuì di intensità e la crisi sismica si chiuse con l’evento dell’8 dicembre di M=3.8.

    Dal 1985 l’attività fu caratterizzata nuovamente da una fase di abbassamento del suolo che, a novembre 2004, raggiunse il valore complessivo di circa 94 cm. Durante tale periodo si verificarono tre brevi episodi di sollevamento, nel 1989, nel 1994 e nel 2000, tutti inferiori ai 10 cm, accompagnati da sciami sismici di bassa magnitudo.

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