di Tommy Totaro
L’esclusione di Ciro Ferrara non è un errore, ma un atto di coerenza artistica che ascolta il cuore pulsante della tifoseria. Jorit (Best Writer ai Night Awards 2012) non ha sbagliato, ha dipinto la verità.
Davanti al tempio laico intitolato a Diego Armando Maradona, l’arte di Jorit non si limita a celebrare, ma interroga, divide e, soprattutto, ascolta. Il suo murale del Centenario, un’imponente galleria di eroi azzurri (Dino Zoff, Kalidou Koulibaly, Beppe Bruscolotti, Ruud Krol, Marek Hamsik, Faouzi Ghoulam, Totonno Juliano, Diego Armando Maradona, Dries Mertens, Careca, Edinson Cavani), ha suscitato un prevedibile dibattito. Al centro della polemica, un’assenza che pesa come un macigno per alcuni, ma che per molti altri rappresenta la firma più autentica dell’artista: quella di Ciro Ferrara.

Dire che Jorit abbia commesso un “errore” escludendolo è non comprendere la natura profonda dell’opera e, forse, nemmeno l’anima complessa di Napoli. L’arte non è un almanacco statistico, non è un registro dei trofei vinti. L’arte è sentimento, è narrazione, è fedeltà a un’idea. E in questa narrazione, la scelta di Jorit è di una coerenza spiazzante.
L’arte più alta non è quella che mette tutti d’accordo, ma quella che costringe a prendere posizione, che svela le contraddizioni. Jorit non ha escluso Ciro Ferrara; ha incluso nell’opera il sentimento di una parte di Napoli che non ha dimenticato. E così facendo, ha reso il suo murale non solo più vero, ma immortale. Proprio come le passioni che racconta.





