di Tommy Totaro
A.M.O. porta la musica oltre la dimensione artistica e la trasforma in uno strumento di partecipazione e sensibilizzazione. Al centro del nuovo progetto musicale e audiovisivo c’è una nuova idea di comunità e un diverso rapporto con l’ambiente: il verde, gli alberi e gli ecosistemi non sono un semplice elemento del paesaggio, ma beni essenziali per la nostra esistenza. Il video, diretto da Mario Poziello, sarà disponibile dal 19 settembre
Ci sono momenti in cui l’arte smette di limitarsi a raccontare il mondo e decide di confrontarsi direttamente con il modo in cui quel mondo viene abitato. “A chi è devoto”, nuovo progetto musicale e audiovisivo di A.M.O. – Artisti Mediterranei Organizzati, nasce da questa esigenza: utilizzare la musica come spazio di incontro, ma anche come strumento per sollecitare una nuova consapevolezza collettiva.
Il tema non è soltanto quello dell’appartenenza, ma della responsabilità. Come possiamo tornare a sentirci parte di una comunità? E, soprattutto, come possiamo ripensare il nostro rapporto con l’ambiente nel quale viviamo?
Sono domande che il progetto affronta attraverso la musica, la dimensione audiovisiva e un’iniziativa concreta sul territorio. L’obiettivo è mettere in relazione cultura, partecipazione e sostenibilità, partendo dalla convinzione che la trasformazione di una città non possa essere soltanto urbanistica: deve essere prima di tutto culturale.
Dalla passione alla partecipazione
“A chi è devoto” prende le mosse da un sentimento profondamente popolare: quello della devozione.
Ma il termine viene sottratto alla sua interpretazione esclusivamente religiosa e ricondotto a un significato più ampio. Essere devoti significa anche scegliere qualcosa di cui prendersi cura, riconoscere un valore e assumersi una responsabilità.
In questo senso, anche la passione calcistica diventa una chiave di lettura. Il calcio possiede una capacità straordinaria di creare appartenenza: mette insieme persone diverse, genera rituali condivisi, costruisce un’identità collettiva e produce un’energia che attraversa generazioni.
A.M.O. prova a interrogarsi su cosa potrebbe accadere se quella stessa energia fosse indirizzata oltre il campo da gioco.
Dalla fede per una squadra alla cura di una comunità. Dall’appartenenza alla partecipazione. Dall’emozione condivisa alla possibilità di trasformarla in un’azione concreta.
È qui che la musica assume una funzione diversa: non soltanto intrattenere o raccontare, ma contribuire a mettere in circolo idee, sensibilità e domande.
Una nuova idea di comunità
La forma stessa del brano riflette questa impostazione.
Le diverse voci coinvolte nelle registrazioni confluiscono in un lavoro corale nel quale le individualità non vengono annullate, ma diventano parte di un insieme.
La scelta di intrecciare sonorità contemporanee, elementi trap e suggestioni gospel nasce proprio dalla volontà di costruire un linguaggio capace di parlare al presente. Non una semplice contaminazione stilistica, ma la ricerca di una forma musicale che possa rappresentare la pluralità.
Il coro diventa così metafora della comunità: tante voci differenti che trovano un punto di equilibrio senza perdere la propria identità.
Ed è forse questa una delle sfide più urgenti del nostro tempo: riuscire a convivere nelle differenze senza trasformarle automaticamente in divisioni.

L’ambiente non è uno sfondo
Il passaggio più importante del progetto avviene però quando la riflessione sulla comunità incontra quella sull’ambiente.
Insieme all’associazione Donne in Movimento, A.M.O. intende contribuire alla realizzazione di un progetto pilota di Bosco Urbano Diffuso a Napoli, con l’obiettivo di ripensare alcuni spazi della città e restituire loro una funzione ambientale e sociale.
Incroci, aree residuali, zone abbandonate o prive di una reale destinazione possono diventare luoghi nei quali introdurre nuove presenze verdi. Alberi ad alto fusto, nuclei vegetali e piccoli ecosistemi possono progressivamente ricucire parti di un tessuto urbano spesso dominato dal cemento.
Ma il punto non è soltanto estetico.
Considerare il verde come una componente essenziale della città significa cambiare prospettiva. Gli alberi non sono un ornamento da aggiungere quando tutto il resto è stato progettato: sono parte dell’infrastruttura vitale di un territorio.
Allo stesso modo, gli ecosistemi non possono essere considerati elementi accessori rispetto alla nostra esistenza. La qualità dell’aria, la regolazione delle temperature, la biodiversità, l’acqua e l’equilibrio degli ambienti nei quali viviamo sono condizioni fondamentali della vita stessa.
Da questa consapevolezza nasce l’idea di una nuova cultura del vivere insieme: non soltanto tra esseri umani, ma all’interno degli ecosistemi che rendono possibile la nostra esistenza.
Il “miracolo della volontà”
È una trasformazione che può sembrare ambiziosa, soprattutto quando si parla di modificare concretamente il volto di una città.
Ma il progetto parte proprio dalla possibilità di trasformare un desiderio in una volontà condivisa.
Il “miracolo della volontà” è questo: ciò che appare irrealizzabile quando viene immaginato da una singola persona può diventare possibile quando più persone decidono di riconoscersi nello stesso obiettivo.
La musica può contribuire a creare questa connessione.
Una canzone non pianta un albero, non cambia da sola una strada e non risolve una crisi ambientale. Può però generare attenzione, emozione e partecipazione. Può far nascere una conversazione e, soprattutto, può contribuire a rendere desiderabile un cambiamento.
È questo il ruolo che A.M.O. sembra voler affidare all’arte: non sostituirsi all’azione, ma alimentarla.
Dalla musica alle immagini
Il progetto si completa con un’opera audiovisiva diretta da Mario Poziello, che porterà il messaggio di “A chi è devoto” anche sul piano delle immagini.
Il video sarà disponibile dal 19 settembre e rappresenterà un ulteriore capitolo di un progetto nel quale musica, cultura e impegno civile procedono nella stessa direzione.
La produzione è curata da Fabiana Martone e dall’associazione Donne in Movimento, con il contributo degli artisti coinvolti nelle registrazioni.
Non c’è dunque una separazione netta tra la canzone e ciò che la canzone vuole comunicare. Il brano è parte di un percorso più ampio, nel quale l’espressione artistica prova a diventare un veicolo per una riflessione sul presente.

A.M.O. x Napoli verde
In fondo, “A chi è devoto” pone una domanda molto semplice: di cosa siamo ancora disposti a prenderci cura?
La risposta può riguardare una persona, una comunità, una città. Ma può riguardare anche un albero, un parco, un ecosistema, uno spazio pubblico.
È proprio questo allargamento del concetto di devozione a rendere il progetto particolarmente significativo. Prendersi cura dell’ambiente significa, in ultima analisi, prendersi cura di noi stessi e di chi verrà dopo di noi.
“A chi è devoto” prova quindi a trasformare la musica in un gesto di partecipazione. Non una celebrazione nostalgica del passato, ma un invito a immaginare un modo diverso di stare insieme.
Perché l’arte può certamente raccontare ciò che siamo. Ma, quando sceglie di diventare attiva, può anche contribuire a ricordarci ciò che potremmo diventare.
Il brano “A chi è devoto” è disponibile su Bandcamp e può essere sostenuto attraverso l’acquisto, contribuendo alla diffusione del progetto.
A.M.O. x Napoli verde.




